Su come classificherebbe le varie scuole di pensiero: «Diciamo che ci sono squadre che seguono la filosofia e i principi di gioco del proprio allenatore e altre sempre organizzate che si affidano maggiormente alle giocate dei propri interpreti. Però nel calcio le idee sono importanti, ma la gestione dell’imprevisto lo è di più».
Sugli imprevisti che deve affrontare un allenatore: «Un allenatore può avere anche le idee più belle del mondo, ma poi ogni domenica si deve confrontare con la partita. E nei novanta minuti ci possono essere degli imprevisti che ti obbligano a cambiare per non andare a sbattere. L’allenatore si deve adattare all’imprevedibilità della gara. Il calcio non è aritmetica: può capitare benissimo che una squadra domini in quasi tutte le statistiche, a partire dal possesso palla, ma che poi vinca quella avversaria con due fiammate di un campione. Como-Milan è andata così e dimostra che sono i valori a fare la differenza. Contano le giocate tecniche, non i sistemi di gioco».
Prandelli: "Allegri è un grande allenatore. Il pragmatismo è fondamentale per un tecnico"
—Prandelli su Massimiliano Allegri che continua a ricevere critiche, anche dopo la vittoria 1-3 sul campo del Como: «Ma vogliamo scherzare! Siamo ancora qui a parlare di critiche a Max, uno che tra Milan e Juventus ha conquistato sei Scudetti. Allegri è un grande allenatore».
Su cosa direbbe Prandelli ai critici di Allegri: «Anche a Enzo Bearzot veniva dato del difensivista, in realtà era già molto moderno. Riguardatevi il gol di Marco Tardelli nella finale del Mondiale, Giuseppe Bergomi e Gaetano Scirea sono nell’area avversaria. Il problema è che le etichette sono difficili da rimuovere dall’immaginario collettivo».
Infine, Prandelli ancora su Allegri: «Max non è un catenacciaro, è pratico. Il pragmatismo è una delle qualità fondamentali per un tecnico. Sfruttare al meglio i giocatori e le giocate dei propri uomini è un valore aggiunto. Ripeto: bisogna dare la priorità alla tecnica, non ai sistemi di gioco. Conte è un altro esempio positivo. Antonio ha giocato in un certo modo per anni ottenendo grandi risultati. A Napoli nelle ultime due stagioni ha variato tante volte per andare incontro ai giocatori senza però snaturare i suoi principi e la sua mentalità vincente».
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